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| Corrado Confalonieri L' Uomo di Piacenza ...Tra Storia e Leggenda |
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di Vincenzo Rosana, giornalista del quotidiano "Giornale di Sicilia"
Ho ricordato questo episodio, per me altamente significativo, per dare un taglio più culturale e, al tempo stesso giornalistico, all’opera che oggi si presenta: “Corrado Confalonieri. L’uomo di Piacenza”. E ho ricordato questo episodio per affermare, ancora una volta, come l’opera del Santo patrono di Noto è conosciuta, apprezzata, seguita, studiata un po’ in tutta Italia. Non dimentichiamo che negli ultimi anni nel Suo nome sono nate decine di Associazioni – a Siracusa, Roma, Bergamo –, che nel Piacentino la liturgia della messa e del breviario ricordano San Corrado, che la Cattedrale di Piacenza ha diversi affreschi del Santo e che esiste una chiesa dedicata a San Corrado nel quartiere duemila. E nella Diocesi di Piacenza Calendasco è il luogo dove la devozione a San Corrado è più sentita, ma anche a Celleri di Carpaneto (dove secondo la tradizione nacque e dove la memoria popolare pone il fatto della caccia e dell’incendio: una vicina località si chiama proprio Case Bruciate), e a Castel San Giovanni (dove nella chiesa di San Rocco si venera un’immagine del Santo). Pensate che padre Gabriele Andreozzi, Postulatore Generale Terz’Ordine Regolare di San Francesco, ha avanzato l’idea di realizzare una chiesa in Uganda, perla dell’Africa dimenticata; una chiesa da dedicare proprio a San Corrado. E nella capitale la Basilica dei santi Cosma e Damiano, dove si venera un grande affresco del santo del 1632, è diventata la Chiesa di San Corrado a Roma.
Cogliere momenti non studiati, fissare l’obiettivo sulla quotidianità, spingersi sino a cercare immagini commoventi (chi non si emoziona durante la processione del Santo?), fermarsi a vedere i preparativi della corsa dei cilii, rimanere incantati dal decoro delle confraternite, lasciarsi trasportare dalla forza di quei portatori che mai stanchi guidano l’Arca per le vie della città: questa è la vera anima del video. Ho visto e rivisto questo video è quello che mi è rimasto impresso, al di la del commento di una voce fuori campo, è propria la forza delle immagini. Vere, reali, originali. Nel maggio del 1996, una troupe della Rai venne a Noto per trasmettere in diretta un servizio sulla cattedrale crollata meno di due mesi prima. Sul sagrato del Santissimo Salvatore il regista volle ricreare alcune scene della processione con i Portatori dell'’Arca di san Corrado e i portatori dei Cilii. A miei occhi, ma credo un po’ agli occhi di tutti, quella scena risultò falsa, priva di una qualsiasi spinta di originalità che, senza bisogno di un minimo sforzo, sappiamo cogliere nelle processioni del nostro Santo. L’episodio, sempre per motivi di lavoro, mi si è parato innanzi agli occhi due anni fa, allorquando un’altra troupe della Rai per il programma “Sereno Variabile” volle ricostruire, questa volta in grande, una quasi processione di san Corrado, con la presenza dei portatori dell’Arca, dei portatori di cilii, delle confraternite, e addirittura anche di alcuni fedeli. Anche in questo caso la scena, realizzata per esigenze televisive, risultò fittizia. Tutto sembrava realizzato per essere al suo posto, tutto era però rigorosamente falso. Cosa che non accade nelle vere e suggestive processioni che sembrano delle danze. Una festa vera, senza aggiunta di additivi ne annacquamenti; pura, vibrante e vigorosa nel suo svolgimento. La storia del lungo film, permettetemi di chiamare così i testi del video della MediaUfficio, è del professor Biagio Iacono, mentre il commento musicale è di due gruppi nostri conterranei: Sciroccu di Siracusa, e Estremo Sud di Pachino. Grande e minuziosa è stata la ricerca-raccolta di notizie, aneddoti e fatti legati alle processioni del Santo. Tutto ciò che era singolare ha trovato spazio nel video. Giovanni Manenti, Fabio Lupo e Salvo Cammisuli che hanno pensato, ideato e realizzato il video parlandomi la prima volta dell’opera mi convinsero a prestare la mia voce per narrare quella storia. “Ma io scrivo, non leggo?” fu fulminea la mia risposta. Ma loro avevano già deciso di affiancarmi a due persone che lo spettacolo, e in particolare il teatro, lo vivono più di quanto capiti a me: Peppe Montalto e Giuseppe Rosana.
Contribuisce a fornire utili e validi strumenti di lettura di una data realtà urbana. Il video coglie l’aspetto più intimo della città nei suoi cambiamenti anno dopo anno. Lo conferma la documentazione fotografica aggiornata che non si limita solo a cogliere il rapporto fra pratica devozionale e realtà urbana. La festa di San Corrado, per molteplici motivi, riesce a coinvolgere la città nella sua totalità, fatto questo che viene fuori dall’analisi delle processioni (quattro in tutto: il 19 febbraio - l’ottava, che spesso cade la prima domenica di marzo, fatta eccezione quando l’anno è bisestile, come il 2004. Quest’anno l’ottava cade domenica 29 febbraio – l’ultima domenica d’agosto e l’ottava che cade la prima domenica di settembre). La città risulta così suddivisa in quattro quadranti: nord-ovest e sud ovest, quartieri che vengono visitati in inverno; e nord-est e sud-est, quartieri che vengono visitati dall’Arca in estate. L’Arca del santo abbraccia chiese, conventi, monasteri, palazzi nobiliari e arriva fin dentro ai vicoli e agli slarghi dei quartieri popolari. Questa era l’impostazione di base fino a qualche anno fa, oggi, a seguito dei nuovi insediamenti abitativi si sta adeguando il percorso alle nuove espansioni della città. In una cornice straordinaria di fedeli l’Arca del santo, portata a spalla dai “Portatori di San Corrado”, che per l’occasione indossano una blusa bianca con al collo un medaglione con l’effige del santo, attraversa i quartieri della città. L’Arca si muove tra due ali di cilii, gli alti e variopinti ceri che un tempo avevano solo una funzione ornamentale, lasciati all’interno della cappella del Santo, e che dalla fine degli anni sessanta sono sempre più aumentati sino a raggiungere oggi il numero di 120. Un video quello proposto dalla MediaUfficio che pone l’accento sulla partecipazione, sulla tradizione, folclore e spettacolo legate alla festa del santo. Pagine molto recenti che abbracciano un arco di tempo che va dagli anni novanta sino ai nostri giorni, e che passano attraverso l’ostensione proprio del 1990, dal 16 al 25 agosto, in occasione del VII centenario della nascita di San Corrado, e le traslazioni decennali dell’Arca dalla città sino a San Corrado di fuori, nella Valle deserta e solitaria dei Pizzoni dove il santo, più di 650 anni prima delle suggestive scene odierne, visse il resto della sua vita in preghiera e penitenza, solo con Dio, fino a quel 19 febbraio, giorno della morte. Una scena questa che mi è capitato di vedere fermata su un quadro: il Santo è in ginocchio, assorto in preghiera, sorretto da due angeli, mentre il confessore ne piange la morte. E’ il transito del santo, una tela del settecento, di autore ignoto, che si conserva nella chiesa di san Francesco all’Immacolata. Una tela che molti di Voi conosceranno perché nel febbraio del 1996 il Giornale di Sicilia, il quotidiano di Palermo per cui lavoro, fece dono ai suoi lettori di un poster che ritraeva proprio quella scena del trapasso. E oggi, secondo un rito che si ripete da qualche anno, c’è anche quella scena familiare che un po’ tutti attendono: la sosta dell’Arca davanti alla Cattedrale che si ricostruisce. Una breve fermata, prima di salire di corsa quelle rampe di scale non occupate dal grande cantiere.
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