San Corrado Confalonieri - Patrono della Città e Diocesi di Noto

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Corrado Confalonieri

L' Uomo di Piacenza ...Tra Storia e Leggenda

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Rassegna stampa


Stralcio introduzione serata presentazione DVD su San Corrado c.da Testa Dell’ Acqua 13 Feb. 04

di Vincenzo Rosana, giornalista del quotidiano "Giornale di Sicilia"


Nell’agosto dello scorso anno monsignor Salvatore Guastella mi annunciò la pubblicazione di un opuscolo su San Corrado e la Madonna, in quella occasione mi espresse anche il proposito di presentare l’opera durante l’annuale incontro tra la città e i Netini residenti fuori Noto che sarebbe avvenuto di li a poco. Qualche giorno dopo, per dare maggior vigore alla sua iniziativa, monsignor Guastella mi volle incontrare, dalle suore Benedettine, in contrada San Giovanni Lardia, per vagliare anche un probabile mio intervento giornalistico. Fu in quella occasione che conobbi i fratelli Battini, Gianni (esperto in topografia antica), e Umberto (appassionato di paleografia antica), piacentini come San Corrado, che da anni lavorano ad un progetto comune sull’opera del Santo che va oltre l’area piacentina. Grazie a loro nella città di Piacenza nel 1982 è sorto il Centro di Studi e ricerche storiche “Ad Padum” che negli anni ha organizzato, sempre con temi diversi, convegni nazionali di studi in onore di san Corrado Confalonieri.

Ho ricordato questo episodio, per me altamente significativo, per dare un taglio più culturale e, al tempo stesso giornalistico, all’opera che oggi si presenta: “Corrado Confalonieri. L’uomo di Piacenza”. E ho ricordato questo episodio per affermare, ancora una volta, come l’opera del Santo patrono di Noto è conosciuta, apprezzata, seguita, studiata un po’ in tutta Italia. Non dimentichiamo che negli ultimi anni nel Suo nome sono nate decine di Associazioni – a Siracusa, Roma, Bergamo –, che nel Piacentino la liturgia della messa e del breviario ricordano San Corrado, che la Cattedrale di Piacenza ha diversi affreschi del Santo e che esiste una chiesa dedicata a San Corrado nel quartiere duemila.

E nella Diocesi di Piacenza Calendasco è il luogo dove la devozione a San Corrado è più sentita, ma anche a Celleri di Carpaneto (dove secondo la tradizione nacque e dove la memoria popolare pone il fatto della caccia e dell’incendio: una vicina località si chiama proprio Case Bruciate), e a Castel San Giovanni (dove nella chiesa di San Rocco si venera un’immagine del Santo). Pensate che padre Gabriele Andreozzi, Postulatore Generale Terz’Ordine Regolare di San Francesco, ha avanzato l’idea di realizzare una chiesa in Uganda, perla dell’Africa dimenticata; una chiesa da dedicare proprio a San Corrado. E nella capitale la Basilica dei santi Cosma e Damiano, dove si venera un grande affresco del santo del 1632, è diventata la Chiesa di San Corrado a Roma.


Sul Santo Piacentino che arrivò a Noto presumibilmente nel 1331, molto è stato scritto e da attenti e autorevoli autori. Non faccio nomi per non cadere nell’errore di dimenticarne alcuno. La storia del santo, con la sua opera, i suoi miracoli, la sua vita evangelica, la sua attualità, le processioni, le feste, il folclore, il colore è stata oggetto di centinaia di studi. Persino una porta in bronzo, quella della Cattedrale di Noto, racconta, quasi fosse una composizione poetica, la vita di San Corrado. C’è anche un disco (un tempo 33 giri, poi elleppì oggi, nella sempre più impressionante evoluzione della tecnologia, superati dai cd), dello scomparso don Salvatore Battaglia, realizzato in collaborazione con il Coro Paolo Altieri. Ma nessuna opera filmica sino ad oggi era conosciuta. Il video della MediaUfficio, quattro mesi di lavoro eseguito con grande passione, entusiasmo e amore - per novanta minuti di immagini, molte delle quali amatoriali - viene così a riempire un avvertito vuoto. La scelta di puntare su un prodotto in parte amatoriale è stata una felice intuizione.

Cogliere momenti non studiati, fissare l’obiettivo sulla quotidianità, spingersi sino a cercare immagini commoventi (chi non si emoziona durante la processione del Santo?), fermarsi a vedere i preparativi della corsa dei cilii, rimanere incantati dal decoro delle confraternite, lasciarsi trasportare dalla forza di quei portatori che mai stanchi guidano l’Arca per le vie della città: questa è la vera anima del video. Ho visto e rivisto questo video è quello che mi è rimasto impresso, al di la del commento di una voce fuori campo, è propria la forza delle immagini. Vere, reali, originali. Nel maggio del 1996, una troupe della Rai venne a Noto per trasmettere in diretta un servizio sulla cattedrale crollata meno di due mesi prima.

Sul sagrato del Santissimo Salvatore il regista volle ricreare alcune scene della processione con i Portatori dell'’Arca di san Corrado e i portatori dei Cilii. A miei occhi, ma credo un po’ agli occhi di tutti, quella scena risultò falsa, priva di una qualsiasi spinta di originalità che, senza bisogno di un minimo sforzo, sappiamo cogliere nelle processioni del nostro Santo. L’episodio, sempre per motivi di lavoro, mi si è parato innanzi agli occhi due anni fa, allorquando un’altra troupe della Rai per il programma “Sereno Variabile” volle ricostruire, questa volta in grande, una quasi processione di san Corrado, con la presenza dei portatori dell’Arca, dei portatori di cilii, delle confraternite, e addirittura anche di alcuni fedeli. Anche in questo caso la scena, realizzata per esigenze televisive, risultò fittizia. Tutto sembrava realizzato per essere al suo posto, tutto era però rigorosamente falso. Cosa che non accade nelle vere e suggestive processioni che sembrano delle danze. Una festa vera, senza aggiunta di additivi ne annacquamenti; pura, vibrante e vigorosa nel suo svolgimento. La storia del lungo film, permettetemi di chiamare così i testi del video della MediaUfficio, è del professor Biagio Iacono, mentre il commento musicale è di due gruppi nostri conterranei: Sciroccu di Siracusa, e Estremo Sud di Pachino. Grande e minuziosa è stata la ricerca-raccolta di notizie, aneddoti e fatti legati alle processioni del Santo. Tutto ciò che era singolare ha trovato spazio nel video. Giovanni Manenti, Fabio Lupo e Salvo Cammisuli che hanno pensato, ideato e realizzato il video parlandomi la prima volta dell’opera mi convinsero a prestare la mia voce per narrare quella storia. “Ma io scrivo, non leggo?” fu fulminea la mia risposta. Ma loro avevano già deciso di affiancarmi a due persone che lo spettacolo, e in particolare il teatro, lo vivono più di quanto capiti a me: Peppe Montalto e Giuseppe Rosana.


Quest’opera, che propone quattro segmenti: Cenni storici sulla città (l’antica Noto distrutta dal terremoto del gennaio 1693), le traslazioni, l’ostensione, e le processioni – quest’opera, dicevo, darà l’occasione a molti netini residenti fuori Noto, e non solo ai cosiddetti forestieri, di rivivere quelle amate e care pagine di storia cariche di devozione. Una festa secolare nel nome di San Corrado che nel video propone il Pontificale del 19 febbraio e dell’ultima domenica d’agosto. Immagini che spaziano dalla solenne Eucarestia in Cattedrale, fino al 3 marzo del 1996, a quella della Chiesa di San Carlo al Corso, dove l’Arca del santo, a seguito del crollo del maggior edificio religioso della città, è custodita. Durante il pontificale del 19 febbraio, cui prendono parte il Capitolo della Cattedrale, il Seminario, autorità civili e militari, alla presentazione dei doni il sindaco della città, offre il cero votivo al Santo e rinnova il voto dei netini a ricordo dello scampato pericolo dalle incursioni aeree nemiche durante la seconda guerra mondiale. Un rito questo che si ripete ininterrottamente dal 1943. E poi nel pomeriggio c’è la grande festa: l’Arca argentea contenente i resti mortali del santo esce dalla Chiesa in cui è custodita, e, preceduta dalle confraternite, viene portata in processione per le vie della città. Il video, in questo caso, offre l’analisi dei percorsi delle processioni e della stessa forma di rito processionale.

Contribuisce a fornire utili e validi strumenti di lettura di una data realtà urbana. Il video coglie l’aspetto più intimo della città nei suoi cambiamenti anno dopo anno. Lo conferma la documentazione fotografica aggiornata che non si limita solo a cogliere il rapporto fra pratica devozionale e realtà urbana. La festa di San Corrado, per molteplici motivi, riesce a coinvolgere la città nella sua totalità, fatto questo che viene fuori dall’analisi delle processioni (quattro in tutto: il 19 febbraio - l’ottava, che spesso cade la prima domenica di marzo, fatta eccezione quando l’anno è bisestile, come il 2004. Quest’anno l’ottava cade domenica 29 febbraio – l’ultima domenica d’agosto e l’ottava che cade la prima domenica di settembre). La città risulta così suddivisa in quattro quadranti: nord-ovest e sud ovest, quartieri che vengono visitati in inverno; e nord-est e sud-est, quartieri che vengono visitati dall’Arca in estate. L’Arca del santo abbraccia chiese, conventi, monasteri, palazzi nobiliari e arriva fin dentro ai vicoli e agli slarghi dei quartieri popolari.

Questa era l’impostazione di base fino a qualche anno fa, oggi, a seguito dei nuovi insediamenti abitativi si sta adeguando il percorso alle nuove espansioni della città. In una cornice straordinaria di fedeli l’Arca del santo, portata a spalla dai “Portatori di San Corrado”, che per l’occasione indossano una blusa bianca con al collo un medaglione con l’effige del santo, attraversa i quartieri della città. L’Arca si muove tra due ali di cilii, gli alti e variopinti ceri che un tempo avevano solo una funzione ornamentale, lasciati all’interno della cappella del Santo, e che dalla fine degli anni sessanta sono sempre più aumentati sino a raggiungere oggi il numero di 120. Un video quello proposto dalla MediaUfficio che pone l’accento sulla partecipazione, sulla tradizione, folclore e spettacolo legate alla festa del santo.

Pagine molto recenti che abbracciano un arco di tempo che va dagli anni novanta sino ai nostri giorni, e che passano attraverso l’ostensione proprio del 1990, dal 16 al 25 agosto, in occasione del VII centenario della nascita di San Corrado, e le traslazioni decennali dell’Arca dalla città sino a San Corrado di fuori, nella Valle deserta e solitaria dei Pizzoni dove il santo, più di 650 anni prima delle suggestive scene odierne, visse il resto della sua vita in preghiera e penitenza, solo con Dio, fino a quel 19 febbraio, giorno della morte. Una scena questa che mi è capitato di vedere fermata su un quadro: il Santo è in ginocchio, assorto in preghiera, sorretto da due angeli, mentre il confessore ne piange la morte. E’ il transito del santo, una tela del settecento, di autore ignoto, che si conserva nella chiesa di san Francesco all’Immacolata. Una tela che molti di Voi conosceranno perché nel febbraio del 1996 il Giornale di Sicilia, il quotidiano di Palermo per cui lavoro, fece dono ai suoi lettori di un poster che ritraeva proprio quella scena del trapasso.

E oggi, secondo un rito che si ripete da qualche anno, c’è anche quella scena familiare che un po’ tutti attendono: la sosta dell’Arca davanti alla Cattedrale che si ricostruisce. Una breve fermata, prima di salire di corsa quelle rampe di scale non occupate dal grande cantiere.

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