LA
PROCESSIONE
In
questo filmato amatoriale che lascia trapelare l’emozione dell’operatore
nel riprendere la festa di San Corrado - svoltasi l’ultima domenica
dell’Agosto 1990 - assistiamo alle cerimonie ed alla festa del
VII centenario della nascita di San Corrado.
Prima del solenne pontificale, che, per l’occasione venne concelebrato
dal vescovo Salvatore Nicolosi e dal Cardinale Agostino Casaroli, le
autorità cittadine porgono l’omaggio della città
ed insieme si avviano verso la Cattedrale, ornata al massimo del suo
splendore: così come ci appariva, bella in magnificenza, gran
parte della nostra “Matrice” prima che il terremoto di Santa
Lucia di quello stesso anno la scuotesse nelle fibre dei pilastri e
degli murature.
In quest’altro filmato amatoriale il popolo radunato all’inverosimile
sulle scalinate della cattedrale attende l’uscita del Santo .
L’
urna portata a spalla varca il portone principale tra grida di gioia
e di preghiera dei devoti.
Dal 1643 san Corrado viene festeggiato due volte l’anno:
il 19 febbraio, giorno della sua morte, e l’ultima domenica di
agosto, quando l’urna del patrono viene portata in processione
in tutto il paese, fin dentro ai vicoli dei quartieri popolari.
Preparativi
Nei giorni che precedono la festa e fino a pochi attimi prima dell’inizio
della processione fervono i preparativi che coinvolgono in vario modo
la popolazione devota .
I portatori dei cili, dopo l’ultima lustrata alla grossa e lunga
asta di legno , si avviano verso il “ CASSERO “ da dove
inizierà la processione.
La città si veste a festa con l’allestimento della tradizionale
“ FIERA
“ organizzata lungo il Viale Marconi , mentre la banda musicale
in corrispondenza della porta Nazionale si dispone in riga e procede
suonando per poi posizionarsi dietro il clero.
Nel tardo pomeriggio , l’urna d’argento contenente le reliquie
del Santo, dopo i preliminari di rito, mentre si gareggia nel baciarla
e toccarla con le mani o con il corpo dei neonati sostenuti dalla braccia
dei genitori, esce dalla Chiesa di San Carlo al corso , Pro Cattedrale,
portata a spalla, in attuazione di un antico privilegio, dai componenti
della Confraternita dei Portatori di San Corrado, riconoscibili per
l’indossare un camice bianco .
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Cenni
sulla processione dell’800
“Nel
giorno della vigilia gli Eremiti di S. Corrado, esercitando un loro
antico privilegio, portano a spalla questa cassa dalla cappella del
Santo all‘altare maggiore, sul quale l‘alzano con uno speciale
congegno…
Al domani, qualche ora prima un tamburino percorre le vie più
battute della città chiamando a raccolta i devoti che dovranno
portar cilii. All’invito vengon essi fuori reggendo ciascuno una
grossa e lunga asta, sulla quale è impiantato un gran cero, avente
alla base una coppa di latta frastagliata o disegnata a vari colori.
Sono costoro dei giovani aitanti e forti, i quali o per proprio conto,
il che è raro, o per conto altrui, cioè per conto di loro
padroni o di possidenti, si recano a prender parte all‘accompagnamento
dell’urna. E poiché il cero è pesante, ad alleggerirlo
portano ad armacollo ... con larghi nastri colorati cadenti dalle spalle,
candide tovaglie.
In testa alla processione sfilano i bambini con indosso il saio del
santo, seguiti dalle donne che, per sciogliere un “voto”,
procedono a piedi nudi tenendo in mano una torcia accesa.
Seguono il clero ,le autorità cittadine e la banda musicale.
Da ultimo sfilano le Confraternite dei Cappuccinelli , di San Corrado
, di San Antonio Abbate e di San Giovanni Battista. Ciascuno indossa
il proprio costume e porta la coppa su cui sono incise le immagini devozionali
dedicate al Santo e lo stendardo di appartenenza.
Ai lati dell’urna d’argento sfilano i portatori dei cilii,
grossi ceri montati su un fusto di legno, sul quale sono dipinte scene
della vita del santo. La folla dei fedeli partecipa innalzando grossi
ceri accesi.
Durante la processione, i genitori avvicinano i figli piccoli fino a
toccare l’urna, detta anche vara d’ ‘i picciriddi,
come atto devozionale teso a invocare la guarigione, soprattutto di
chi soffre di ernia.
Raccontano
gli storici:
«sulla macchina stanno adagiati
quanto più ce n’entrano bambini erniosi (e da qui la ingiuria
di baddusi appioppata ai notigiani). Tutti sono stati e sono osservati
dal chirurgo, con la cui assistenza il Santo li guarisce. Ma le guarigioni
non vengono operate dappertutto; v’è un sito, un sito solo
nel quale possono, anzi devono aversi: la piazza della chiesa del Crocefisso.
E già vi siamo giunti; e l’urna è entrata: questo
il momento solenne. Le madri pregano, supplicano così pietosamente
che si spezzerebbero anche le pietre: è impossibile che il Santo
non si commuova. Il chirurgo allora prende un bambino e ne osserva i
gonfi: Mirabile dictu! i gonfi sono scomparsi; il bambino è guarito:
un urlo di viva San Currau! echeggia per la piazza»
La tradizione popolare racconta ancora che, durante la processione il
simulacro del Santo facendo il giro
di alcune chiese del paese, quando giungeva davanti alla chiesa di Sant’Antonio,
diventava così pesante che, nonostante gli sforzi dei portatori,
era impossibile spostarlo da terra. Questa fase viene comunemente detta,
l’arrigirata di san Currau (san Corrado ritorna).
La scena dovrebbe rievocare gli antichi contrasti tra notigiani e avolesi
per il possesso delle reliquie del Santo. In particolare rappresenta
un fatto prodigioso avvenuto allorché la bara del Santo, non
riuscendo a entrare nella chiesa del Crocefisso, per quanto era diventata
pesante, con sorpresa di tutti divenne improvvisamente leggerissima
allorché si decise di portarla alla chiesa matrice. “
L’urna è pesante, e non son pochi coloro che si sottopongono
alle aste di essa.
Chiamati da un profondo sentimento di gratitudine che li spinse già
(da) tempo ad un voto, eccoli questi devoti nel loro camice bianco,
lungo fino ai piedi, e nel fazzoletto bianco legato al capo.
Ecco il Vescovo e, privilegiati tra tutti, gli Eremiti di
S. Currau ‘i fora (...) Qui il chiasso della musica
vien coperto da un chiasso più disordinato e scomposto per la
“bara dei miracoli”, detta anche vara d’i icciriddi.
Non occorre esser troppo vicini per vedere il putto d’argento
che sostiene le due reliquie chiuse nella custodia: si correrebbe pericolo
di rimaner soffocati avvicinandosi troppo.
Nel Novecento, con la pubblica illuminazione delle strade, le processioni
divennero lunghissime, tanto che anche in febbraio l’Urna rientrava
a notte inoltrata; senza dire delle continue interferenze con la festa
del Carnevale, per cui si rimandava la celebrazione religiosa oppure
si snobbava il giovedì grasso, da parte del popolo o dei fedeli,
come avvenne con proteste o disordini contro il veglione al Teatro Comunale
nel febbraio del 1903.
Interminabili furono le controversie sull’uscita o sull’entrata
della Banda nella Cattedrale, spesso con l’intervento della forza
pubblica e con incidenti o qualche arresto fra la popolazione che, in
merito alla processione, sembrava vantare una speciale interferenza.
Nel passato, il timore di disordini da parte dei più focosi fedeli
o portatori di S. Corrado non mancarono di agitare le varie processioni.
Il corteo, dopo le soste durante le quali i fedeli visitano le chiese
ove viene portato il Santo, raggiunge la Cattedrale dove una folla di
devoti attende per assistere alla trasuta ri San Currau (l’entrata
di San Corrado).
E’ il momento più spettacolare della processione: mentre
i fedeli portatori del simulacro del patrono, già stremati dalle
fatiche impiegate nel corso della processione, sfogano le ultime residue
forze salendo di corsa le tre rampe della scalinata della Cattedrale,
i portatori dei cilii si producono nella corsa di ringraziamento, come
fosse una danza, gridando e inneggiando a San Corrado.
Rientrati nella chiesa pro cattedrale, gli applausi e gli incitamenti
dei fedeli accompagnano l’urna, mentre i portatori dei cilii continuano
a eseguire la loro danza in onore del Santo.
Si è ormai persa l’usanza di fare la penitenza della lingua
a trasciniuni (strisciare la lingua), per cui chi seguiva in processione
l’urna leccava i gradini dello scalone della Cattedrale o come
atto penitenziale o per sciogliere un voto.
All’interno della chiesa i portatori mimano una camminata barcollante
fino a quando, deposta l’urna, sfogano la loro devozione baciandola
intensamente.